LO STREETWEAR E’ ELITARIO?

Il titolo di questo articolo è abbastanza indicativo: “Lo streetwear è elitario?”.

Questa domanda è molto ricorrente, soprattutto da parte di coloro che non vivono direttamente il mondo della moda e che vedono come una maglia di un brand per loro sconosciuto come “Off-White” costi 275 euro. Ma facciamo qualche passo indietro.


Kiss S/S t-Shirt (già sold out). Prezzo 275 euro.

Lo streetwear “nasce” negli Stati Uniti nel cuore degli anni ’80, imponendosi come un vero e proprio stile di vita, grazie alle sue origini legate a background differenti. Dall’hip-hop allo skateboarding (ambito nel quale si è espresso maggiormente), dal punk al rock al surf, etc. Proprio da questi ambiti sono nati quei marchi che sono diventati veri e propri status symbol del mondo streetwear, basti pensare a Stussy, a Supreme, a Palace o allo stesso Vans. 

Questa tendenza non fu spinta, quindi, solamente da grandi brand come Nike, Adidas, Fila, Puma e Kappa, ma anche dalla prepotente ascesa dei marchi di streetwear hot couture come Aimé Leon Dore e Vetements, Gosha Rubchinskiy o Wood Wood di Karl-Oskar Olsen, giusto per citarne alcuni.

Un esempio è la collaborazione Vetements x DHL

Questo stile che deriva prettamente dall’underground, con prezzi inizialmente abbordabili per tutti, si è cominciato ad evolvere soprattutto attraverso le prime collaborazioni, sia tra i vari marchi, sia, e soprattutto, per le collab con grandi personaggi della musica Rap e non solo: esempi recenti possono essere le Jordan con Travis Scott, o Adidas con Pharrel Williams, o la stessa Yeezy fondata da Kanye West.

Negli ultimi tempi, quindi, il rapporto tra streetwear ed alta moda si è evoluto, portando due universi all’apparenza inconciliabili a lavorare l’uno accanto all’altro. L’abbigliamento streetwear si è fatto sempre più raffinato, sono saliti i prezzi e si sono avvicinati a quelli dei capi di lusso, e tutto ciò ha trovato conferma nelle “Settimane della moda” (a proposito di queste vi consiglio di leggere il mio primo articolo per DraftinMag riguardo la “caduta” di quest’ultime negli ultimi anni): basti pensare alla collaborazione che nessuno si sarebbe mai aspettato, cioè quella tra Louis Vuitton e Supreme, in occasione della Fashion Week di Parigi del Gennaio 2017.

Un altro esempio in cui la moda streetwear è entrata con prepotenza è lo stile “athleisure”, un inedito connubio tra abbigliamento sportivo e quello più formale adottato nella vita di tutti i giorni.  Estremamente interessante è il caso di Gosha Rubchinskiy, il designer nonché brand russo, il quale, dopo aver collaborato con marchi storici italiani come Kappa, Fila e Sergio Tacchini, ha collaborato con Adidas Football.

Tee Gosha
Rubchinskiy x Adidas Football

Il vero colpo messo a segno dallo streetwear, e da qui cercherò di dare la risposta alla domanda cardine dell’articolo, è stato l’insediamento il 26 marzo 2018 al 22 Avenue Montaigne, headquarter parigino di Louis Vuitton, di Virgil Abloh, designer di Off-White. La storica maison, attualmente il primo brand del lusso al mondo per valore di mercato, ha scelto un architetto afroamericano, nonché dj, dall’anima street per la direzione artistica della propria collezione, cosa che si è potuta notare in modo ottimale nell’ultima sfilata della stessa Maison alla Paris Fashion Week di quest’anno, anche se la prima sfilata fu quella del 21 giugno 2018, SS19.

Prima sfilata di Virgil Abloh in qualità di Direttore artistico della collezione uomo di Louis Vuitton del 21/06/2018

Rispondendo al quesito, dopo aver tracciato il profilo storico di questo stile ultimamente molto discusso soprattutto da chi è ancora affezionato a uno stile più classico e ordinato, bisogna innanzitutto dire che la sua natura è sempre stata quella elitaria, termine inteso non a livello economico, ma dal punto di vista di chi poteva indossarlo

-Lo streetwear prima era legato a un tipo di cultura, soprattutto quella Hip-Hop e dello skateboarding, che non era di tutti, soprattutto perché vi era, da parte della società, a fine anni ’80 e inizio ’90, grande chiusura mentale.

-Nel momento in cui ha cominciato a imporsi, non solo in quella “élite”, sono arrivate le prime collaborazioni: se stava diventando abbordabile per tutti dal visto di vista della cultura streetwear in sé, si stava allontanando per l’aspetto economico.

-Il terzo momento è quello legato alla definizione di “culto elitario”: oltre ad essersi allontanato dal punto di vista economico, portando brand anche poco conosciuti a vendere i propri capi a prezzi esorbitanti, sicuramente non per le tasche di tutti, con le collaborazioni che sono state effettuate ha perso anche quella sua natura underground, trasformando quell’élite degli anni ’80 in un altro tipo di élite, sicuramente più facoltosa. 

-Ciò che la rende ancora più elitaria, probabilmente, è il fatto che la maggior parte dei capi e delle sneakers più appetibili sono vendute in edizione limitata, attraverso delle raffle che si basano su meccanismi randomici, che non danno l’opportunità a tutti, al contrario di quanto si possa pensare, di acquistare quel determinato pezzo. 

Tutto ciò non significa che lo streetwear, legato alla sua prima definizione, sia finito, proprio perché ci sono molti brand che continuano a dare l’opportunità di seguire suddetto stile con un giusto rapporto qualità/prezzo: Vans, Fila, Champion o lo stesso Palace, ad esempio.

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