Perché Supreme, nonostante la pessima qualità del tessuto, è così in voga e così tanto desiderata? Perché, ora, ogni brand, famoso, non famoso o luxury che sia, vuole collaborare con James Jebbia? Perché è il brand che ha i prezzi di Resell che continuano a crescere e gli articoli droppati il giovedì, dopo neanche 1 minuto, sono tutti sold out?

Queste, e molte altre, sono le domande che tutti noi ci poniamo pensando a Supreme, alla sua fortuna e a tutto l’Hype che si è creato intorno al suddetto marchio.

La risposta è tutta in una frase del suo fondatore, James Jebbia, il quale, durante un’intervista, disse: “Se so che posso vendere 600 pezzi, allora ne produco 400”.

Questa è la frase che riassume in modo ottimale il concetto di marketing alla base dell’azienda di Jebbia: visto il valore del marchio, valutato a 1 miliardo di dollari, e visto il Fondo di Investimenti “Carlyle Group” che ne ha acquistato il 50% pagando a Jebbia 500 milioni di dollari, oserei dire che è la tattica migliore che potessero mai adottare, difficile da replicare, almeno nella stessa misura, da altri marchi (penso a Palace o Bape).

Se parliamo di numeri e di strategie ci sono due cose fondamentali da sapere sul marchio, senza andare a trattare delle varie collaborazioni negli anni.

  1. Samuel Spitzer, la seconda figura più importante dell’azienda, essendo a capo dell’e-commerce, afferma che ogni giorno, dopo il rilascio di un prodotto, il traffico sul sito web fa un salto del 16.800%, confermando l’efficacia della strategia di “scarsità artificiale” adottata. Naturalmente questa situazione comporta un proliferare elevatissimo del mercato del Resell
  2. La strategia. L’elemento fondamentale è l’esclusività: produrre pochi capi, che puntualmente vengono esauriti in pochi minuti, anzi, spesso in pochi secondi, soprattutto se le collaborazioni proposte sono molto allettanti. Dopo la messa in vendita è anche un modo per evitare che il crescente successo di Supreme faccia stufare la gente, che si potrebbe allontanare dal marchio nel momento in cui diventasse mainstream. Supreme rilascia ogni prodotto in quantità limitatissime, generando fermento e incoraggiando i clienti a essere costantemente aggiornati, arrivando così a creare una sorta di “rituale” attraverso i drop settimanali: grazie a una forte integrazione verticale, l’azienda supervisiona gran parte della sua rete di distribuzione e sviluppa collezioni stagionali che lancia un po’ alla volta, il giovedì di ogni settimana.
La famosa Collab tra Supreme e LV.

Riguardo al rapporto con i vip, gli influencer e le celebrity: Jebbia rifiuta qualsiasi collaborazione con loro, nonché di dar loro vestiti gratis o particolari limited edition in anteprima solo per farsi pubblicità. Allo stesso tempo, però, Jebbia attraverso le fotografie di Terry Richardson e Kenneth Cappello, ha prodotto le magliette più costose nel mondo del Resell e sicuramente le più ricercate, cioè le “Photo tee”, con i visi, le espressioni e le movenze dei personaggi più famosi e in voga di quegl’inni: un esempio su tutte è la “tee” con la foto del rapper newyorkese NAS.

Supreme Nas Tee White

Questo non è un atteggiamento dettato da una particolare nobiltà d’animo, ma dalla necessità di rimanere fedele al “Codice Supreme”, che è l’unico piano aziendale a medio-lungo termine. Supreme d’altronde, per dirla con le parole del suo fondatore, «ha bisogno di restare cool per sopravvivere».

L’esclusività è data anche dai pochissimi Store presenti solo in alcune città del mondo. Ogni martedì, si creano file chilometriche solo per ottenere il biglietto di prenotazione che permetterà di recarsi nel medesimo store, alla stessa ora, due giorni dopo, in modo tale da poter “provare” a coppare qualche pezzo che non verrà mai più riproposto.

Lo store Supreme a Parigi

Ditemi se questo non è “Saper fare marketing”.


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