Federico Baroni, classe ’93, è cantautore e busker nato a Cesena e cresciuto a Rimini. A 18 anni si trasferisce a Roma per continuare gli studi e a 21 comincia a scrivere i suoi primi inediti e a suonare in strada. Nel 2015 intraprende un Summer Tour da busker per le strade di tutta Italia, accompagnato da due videomaker che documentano l’esperienza, i cui video si possono trovare su YouTube.

Nel 2016 viene notato dai giudici di “X-Factor”, che lo portano ai Boot Camp. Nel 2017, dopo aver lasciato un demo a Maria De Filippi, viene scelto ed entra ad “Amici”. Dopo l’esperienza televisiva inizia subito a suonare su importanti palchi per grandi brand (Bulgari) ed eventi (Grand Prix Formula E su Italia 1). A gennaio 2018 pubblica con Artist First il suo primo singolo, “Spiegami”.

Venerdì 5 aprile è uscito il suo primo disco ufficiale e ad oggi è 22esimo nelle classifiche italiane tra i dischi più venduti.

Noi di DrafitnMag abbiamo deciso di intervistarlo, ponendogli alcune domande che vanno dalla musica alla moda, proprio per capire questo suo rapporto con la moda, che sappiamo andare a braccetto con la musica, dalla trap all’indie, soprattutto con lo streertwear, di cui Federico è un appassionato, come ci ha detto, da molti anni, vestendo anche diversi brand non facilmente reperibili quando ha cominciato con questa passione.

Da dove comincia tutto, la tua passione per la musica e, quindi, l’idea di cominciare dalla strada?

F: “E’ cominciato tutto quando mi sono trasferito a Roma e ho iniziato il percorso universitario alla LUISS, tant’è che l’idea iniziale era quella di studiare… ahahah. Poi mi sono avvicinato alla musica relativamente tardi, a 20 anni, e ho iniziato a fare lezioni di canto quasi per gioco con la mia insegnante, Marta, la quale mi ha instradato nel mondo della musica, invitandomi a suonare uno strumento. 

Ho deciso, quindi, di scegliere la chitarra e da lì ho scritto i miei primi pezzi, da cui è partita questa passione smisurata che mi ha portato a scegliere di voler fare solo musica, solamente dopo aver studiato. Ho una laurea triennale e un Master of Music alla LUISS.

Quindi, una volta avuto un piano B al sicuro, mi sono concentrato soltanto sulla musica. Diciamo che in questo modo, quasi per caso, è cominciata questa mia passione.

Per quanto riguarda l’idea di cominciare dalla strada, partire come artista di strada, è stata frutto di un viaggio all’estero di 2 mesi a Liverpool in cui provai per la prima volta a suonare per strada. Da lì mi sono appassionato e mi sono detto di volerlo fare una volta tornato a Roma. Da lì, settimane dopo settimane, primo Summer Tour, lo Street Tour a Londra e tutto quello che è venuto insomma…”

A: “Quindi hai fatto “tutto da solo”, senza che ci fosse qualcuno dietro, è stata una tua idea e basta?”

F: “Sì, sì, tutto da solo. Sia la gestione dei social, sia il fatto di scegliere in che città e in quale strada suonare: ero un pò il manager di me stesso. Il Summer Tour fu quasi tutto autofinanziato: è partito tutto postando i video su YouTube e grazie alla visibilità che stava crescendo ho firmato il mio contratto discografico con Artist First e a costruire  step by step un progetto, secondo me, molto solido sul quale loro mi stanno seguendo non solo come artista, ma anche come persona, cosa molto importante per me”.

Credit: Mattia Greghi

Ho visto il tuo Summer Tour su YouTube e ti volevo chiedere cosa ti avesse dato e cosa ti è rimasto, cosa ti sei sentito. 21 date consecutive insomma…

F: “L’esperienza del Summer Tour è stata incredibile, è stata davvero una mazzata: un mese, abbiamo vissuto in 3 in un camper, con i videomaker che dopo tre giorni volevano lasciare e tornare a casa, assurdo vero?!

A parte tutto, questo è un tipo di esperienza che sicuramente ti forma, sia come artista, sia, e soprattutto, come persona, e ripensandoci 3/4 anni dopo dici tra te e te: “cosa abbiamo fatto?!”… Sono quelle esperienze che fai all’inizio, quando non ti importa di dormire 3/4 ore a notte e pensi solo a quello. Fu davvero una bellissima esperienza e da lì ho capito che comunque suonare per strada era la cosa che mi dava maggiore soddisfazione sicuramente”.

Adesso ci spostiamo sull’abbigliamento. Ho visto dalle tue storie e dai tuoi post che il tuo è un modo abbastanza ricercato di vestirsi. Ricercato nel senso che cerchi quei brand, o per lo più alcuni pezzi di brand, anche conosciuti, che però altri non hanno e che rispecchiano molto la tua personalità. 

Questo tuo modo di vestirti è legato al fatto di essere un artista di strada “moderno” o è solo legato a un tuo precedente background streetwear?

F: “Guarda, in realtà chi suona per strada non tende molto a vedere come si veste, anche perché veramente pochi hanno “la fortuna” di farlo come me, molti lo fanno per sopravvivenza e campano con i soldi che riescono a fare durante la giornata. 

Il fatto dell’abbigliamento streetwear riguarda più una passione personale, da quando stavo a Rimini, sono tanti anni ormai. Il fatto di suonare per strada ha influenzato, sicuramente, il modo di vestirmi, quasi anche da skater o, comunque, legato al mondo underground. A me, per dirti, piace molto vestirmi sia con un pantalone Baggie, un pò largone, sia con un jeans skinny e una t-shirt bianca, insomma, sempre legato a quel mondo “streetwear”  e “urban”. 

Mi piace molto anche andare a cercare qualcosa di particolare, magari anche di brand conosciuti come possono essere Carhartt o Vans. Al momento, come ti dicevo, mi vesto principalmente con Ripndip, Jordan e Kappa perché riflettono molto lo stile skate, street, graffiti, quello stile che sto cercando di portare anche nella musica: diciamo quel genere che può essere definito “Graffiti Pop”, di cui c’è anche una playlist su Spotify.

Se ti posso dire, non è stata mai una cosa costruita, è stato sempre il mio modo di vivere “la moda”, se mi concedi questo termine: mi metto, per dirti una cazzata, il calzettone del Principe di Belair non per farmi vedere ed essere appariscente, ma mi metto colorato perché rispecchia il mio modo di essere e di vivere. E’ un interesse che ho sempre avuto”.

A: “Non è quindi una cosa legata alla musica, come fanno molti altri tuoi colleghi?”

F: “No no… certo, poi ora sappiamo benissimo quanto sia importante l’abbigliamento e l’immagine che mostriamo, soprattutto attraverso i social, ma diciamo che la mia è una cosa che è venuta molto così, molto naturale. Sono molto contento che tu, che lavori in questo ambito, abbia apprezzato il mio modo di vestirmi, grazie mille!”

Proprio rispetto a questo, hai uno stilylist dietro che decide per te il modo di vestirti agli instore e ai live, oppure fai tutto da solo? Come funziona?

F: “In realtà faccio tutto io… ahahaha. Kappa questo periodo mi sta mandando dei vestiti, non sono però sponsor. Essendo il mio stile, alla fine decido tutto io, nonostante ci sia Giada dietro che mi fornisce materiale come, appunto, Kappa.

Nei videoclip anche decido il vestiario di ognuno, da quello che devo indossare a quello che verrà indossato dai ballerini, come nel caso del video di “Non Pensarci”. Ultimamente mi focalizzo molto anche sulle magliette di Hockey e Football Americano, molto oversize, anche, e soprattutto, nei negozi vintage. Quando viaggio, tendo sempre a cercare dei negozi particolari che abbiano un particolare tipo di vestiario, non solo vintage.”

Conosci altri cantanti, anche di tua stretta conoscenza, o Youtuber di Milano e non solo che si vestono in questo modo, con i quali vi scambiate consigli o vi date delle dritte? Che seguano, in un certo senso, anche il tuo sound e il tuo tipo di musica.

F: “Come ti dicevo, in realtà il mio modo di vestirmi è stato influenzato molto dalla mia città natale, Rimini, perché c’è veramente tanta ricerca, al contrario di quanti possano pensare: se si pensa alla moda e alla ricerca del vestiario si pensa subito a Milano, come tutti ben sanno… A Rimini, appunto, ci sono veramente tanti negozi in cui è facile trovare, nonostante la grandezza della città,   un tipo di abbigliamento ricercato, che fanno indumenti/abiti sartoriali, derivante anche da materie prime riciclate, in un certo senso “uniche nel loro genere.Lo stile di Rimini è molto vicino al mio modo di vestire.

Diciamo che di quelli che conosco che sono vicini a me nel modo di vestire e di cantare ti posso citare Damso, francese, e Frah Quintale, piuttosto che i vari cantanti Trap. Rispetto a loro io tendo a tenere un vestiario diverso, sempre legato allo streetwear, ma non con quel tipo di brand: sono di fascia molto elevata e tendono quasi ad allontanarsi da quello che era la cultura streetwear come magari noi skater o altri l’abbiamo sempre interpretata. Per ciò che mi concerne, io voglio rimanere su brand di buona qualità che anche a livello di budget siano più vicini a me e a chi mi ascolta, soprattutto per il fatto di essere ancora legato a quella cultura di strada che cerco di esprimere anche nelle mie canzoni: proprio perché per me lo streetwear deve essere alla portata di tutti.”

Ringrazio Federico Baroni per avermi dato l’opportunità di intervistarlo e avermi dato la possibilità di conoscerlo meglio.

Spero che questa intervista vi abbia interessato. E’ la prima di una lunga serie e, sono sicuro, ne vedrete delle belle.

Firmato: Andrea Baiocco

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