ROCK OR STOCK

Il più grande dilemma da quando l’uomo inventò la sneaker, o il cavallo direbbe qualcuno, ed è ovvio che la miglior soluzione sarebbe sempre “ONE TO ROCK ONE TO STOCK”, ma guardiamo in faccia la realtà, nessuno tra noi comuni mortali può farlo ogni volta che vorrebbe ed è così che arriviamo alla prima vera “divisione” tra sneakerhead, indossare o stockare. 

Tirarle fuori dal box, toccarle, infilarle e poi allacciarle per la prima volta, fino alla parte difficile, la porta di casa, poi però quando finalmente siamo fuori, le nostre scarpe sono bellissime, tutti le guardano e tutti le invidiano. A noi basta un po’ di attenzione: evitiamo di camminare sulle pozzanghere, “no li non parcheggiamo che è tutta terra!”, mi sembra scontato, non andiamo nei locali affollati perché potrebbero pestarcele per poi tornare a casa e pulirle subito, ma continueranno ad essere sempre le più belle di tutte e anche se ogni volta ci perdiamo dieci anni di vita, ne varrà sempre la pena. 

L’alternativa c’è, ovviamente, come sempre, le scarpe restano nel box, inutilizzate, ogni tanto le tiriamo fuori per guardarle, sono sempre bellissime come il primo giorno, le amiamo a tal punto da non utilizzarle mai per non rovinarle, per non intaccare quella perfezione che solo la fabbrica riesce a donargli e che a noi tanto piace. 

Cosi finiamo troppo spesso per non usare le nostre scarpe preferite, per non fare del male a loro ne facciamo a noi, negandoci l’estremo piacere di indossarle ed a loro la possibilità di farsi qualche segno del tempo, qualche ruga, proprio come succede ad una bellissima donna quando invecchia, facendosi più bella e più affascinante. 

La verità assoluta, al solito, non esiste, ognuno ha la sua e ci sta bene così, che ognuno si goda questo fantastico disturbo che abbiamo, come gli pare, che tanto a sembrare quelli strani siamo abituati.

IN PRINCIPIO ERANO LE SNEAKERS

Sappiamo ogni cosa di una scarpa, oggi, chi e quando l’ha disegnata, perché, quando e dove verrà venduta e qualsiasi altra curiosità abbiamo. Facile, nel 2019. E prima? Prima gli innamoramenti avvenivano in maniera diversa, andavamo in un negozio senza sapere cosa avremmo trovato e c’era lei, la sneaker per noi, oppure, nella versione sfortunata delle cose, vedevamo una scarpa in giro e poi iniziava la ricerca, descrivendo le scarpe in giro e sperando di trovarle in qualche negozio. Adesso questa difficoltà non esiste, possiamo trovare tutto quello che cerchiamo su internet, eppure, finiamo, troppo spesso, per essere attratti tutti dalle stesse sneakers lasciandoci prevaricare dell’hype.

Nell’ultimo mese abbiamo visto dei ragazzi aggrappati alla parete di un Nike lab e dubito lo stessero facendo per le scarpe. Ci piace molto lamentarci di come il “grande pubblico” ci veda, ma noi non stiamo assolutamente facendo niente per sembrare migliori, anzi andiamo a dire a Striscia la notizia che guadagnamo più di uno stipendio medio (smh), perché è molto più semplice che stare a spiegare la storia d’amore ogni volta diversa che c’è dietro ogni scarpa.

È arrivato il momento di dire quanto è bello l’odore di ogni paio nuovo, di come ogni volta che mettiamo le scarpe nuove al piede è come perdere di nuovo la verginità, dobbiamo riprendere a parlare di che cosa veramente anima questo movimento, raccontare perché una scarpa ci fa venire le farfalle allo stomaco e smettere di parlare di soldi, perché alla fine, questa, è una passione che viene da lontano, da bambini, quando il denaro non esisteva ma le scarpe belle si. 

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