NO MONEY NO HELP

La situazione attuale di questo mondo è sotto gli occhi di tutti, camp out che finiscono in risse, ragazzini che si improvvisano reseller per mettersi in tasca 20€ e gente che racconta in televisione di fare “anche più di 3000€ al mese”, ma è sempre stato così?

No ragazzi, ovviamente no. A differenza di quello che si vede oggi, questo è un mondo semplice, fatto di gente normale che ha in comune una passione anormale e costosa, ma che ha sempre cercato di darsi una mano a vicenda. 

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Esistono storie incredibili, di scarpe, o qualsiasi altro oggetto, che ha volato da una parte all’altra del mondo, solo per fare una cortesia a qualcuno, sono nate amicizie fraterne tra persone che non si sarebbero mai incontrate senza le sneakers di mezzo, poi un giorno si è rotto tutto. 

Nel momento in cui le sneakers sono finite ai piedi delle celebrità del momento, questo universo ha iniziato a perdere pezzi, tutti quelli che non si erano mai interessati alle sneakers hanno iniziato a guardarle, ad informarsi ed a rendersi conto che esistevamo noi, gli sneakerhead, disposti a pagare cifre folli per i nostri grail e, come gli squali, molte di queste persone hanno sentito l’odore del denaro. 

Tutto ha un prezzo, rapporti umani compresi e spesso vengono negati favori o addirittura scavalcate persone in virtù di un guadagno irrisorio. Non è questa la direzione che dovevamo prendere, dovremmo davvero fermarci un secondo e chiederci se è questo il movimento di cui vogliamo fare parte, anche se la risposta dovrebbe essere piuttosto scontata.

MA NON SONO UGUALI?

Ogni sneakerhead che possa definirsi tale ha sentito questa domanda almeno un centinaio di volte nella sua vita, senza mai riuscire a dare una risposta che fosse soddisfacente per una persona “normale”, perché è ovvio che la risposta sia NO, ma è altrettanto vero che continuiamo a comprare scarpe pressoché uguali da, almeno alcuni di noi, più di trent’anni. 

Un dettaglio, non serve davvero cambiare altro, un solo dettaglio basta a farci letteralmente impazzire, che sia un colore, una scritta o una data, noi non abbiamo bisogno di altro, perché in fondo viviamo di emozioni, ed è effettivamente emozionante pensare di indossare la stessa scarpa con cui Jordan ha vinto la gara delle schiacciate, addirittura con la suola segnata nel punto in cui ha staccato da terra. 

Tutti noi abbiamo inconsciamente delle corde da toccare, ad esempio ricomprare proprio quel paio di scarpe che da ragazzini non potevamo avere, o quella scarpa che abbiamo usato talmente tanto fino a consumarla, oppure quelle che avevamo in una giornata speciale della nostra vita, non esiste una regola vera e propria, ognuno ha la sua e per ogni scarpa è diversa. 

Alla fine, forse, una risposta l’abbiamo trovata, continuiamo e continueremo a comprare sempre le stesse scarpe, ma ogni volta per motivi diversi, che sia un dettaglio, una storia, un’emozione o un ricordo, e per favore, lasciatecelo fare. 

CHARLY JORDAN: DA BAMBINA PRODIGIO A DJ E MODELLA

Charly Jordan è una modella americana di 19 anni che su Instagram può vantare la bellezza di 1,9 milioni di followers.  Esplorando il suo profilo social è facile capire le ragioni di tanto successo: Charly, bellissima, ha un fisico da urlo e adora postare foto e video in cui appare coperta solo di due striscioline di tessuto.
Da bambina ha giocato a calcio, conquistando il primo posto nel Diamond Kid Triathlon e anche il primo posto in una competizione di surf mentre viveva in Costa Rica.

Ha iniziato all’età di 15 anni per gioco facendosi ritrarre dal suo fidanzato all’epoca del PROM e da li’ non ha mai più smesso prendendoci sempre più gusto unendo sport, mare, fitness ed un pizzico di vanità.
Ora vanta dj sets in tutti gli States con colleghi di tutto rispetto tra Lil’ John, Cedric Gervais e tanti altri Big del panorama musicale a stelle e strisce.
Noi di Draftin’ consigliamo vivamente di seguirla poichè è una ragazza molto intraprendente ed arriverà ancora più in alto.


ROCK OR STOCK

Il più grande dilemma da quando l’uomo inventò la sneaker, o il cavallo direbbe qualcuno, ed è ovvio che la miglior soluzione sarebbe sempre “ONE TO ROCK ONE TO STOCK”, ma guardiamo in faccia la realtà, nessuno tra noi comuni mortali può farlo ogni volta che vorrebbe ed è così che arriviamo alla prima vera “divisione” tra sneakerhead, indossare o stockare. 

Tirarle fuori dal box, toccarle, infilarle e poi allacciarle per la prima volta, fino alla parte difficile, la porta di casa, poi però quando finalmente siamo fuori, le nostre scarpe sono bellissime, tutti le guardano e tutti le invidiano. A noi basta un po’ di attenzione: evitiamo di camminare sulle pozzanghere, “no li non parcheggiamo che è tutta terra!”, mi sembra scontato, non andiamo nei locali affollati perché potrebbero pestarcele per poi tornare a casa e pulirle subito, ma continueranno ad essere sempre le più belle di tutte e anche se ogni volta ci perdiamo dieci anni di vita, ne varrà sempre la pena. 

L’alternativa c’è, ovviamente, come sempre, le scarpe restano nel box, inutilizzate, ogni tanto le tiriamo fuori per guardarle, sono sempre bellissime come il primo giorno, le amiamo a tal punto da non utilizzarle mai per non rovinarle, per non intaccare quella perfezione che solo la fabbrica riesce a donargli e che a noi tanto piace. 

Cosi finiamo troppo spesso per non usare le nostre scarpe preferite, per non fare del male a loro ne facciamo a noi, negandoci l’estremo piacere di indossarle ed a loro la possibilità di farsi qualche segno del tempo, qualche ruga, proprio come succede ad una bellissima donna quando invecchia, facendosi più bella e più affascinante. 

La verità assoluta, al solito, non esiste, ognuno ha la sua e ci sta bene così, che ognuno si goda questo fantastico disturbo che abbiamo, come gli pare, che tanto a sembrare quelli strani siamo abituati.

IN PRINCIPIO ERANO LE SNEAKERS

Sappiamo ogni cosa di una scarpa, oggi, chi e quando l’ha disegnata, perché, quando e dove verrà venduta e qualsiasi altra curiosità abbiamo. Facile, nel 2019. E prima? Prima gli innamoramenti avvenivano in maniera diversa, andavamo in un negozio senza sapere cosa avremmo trovato e c’era lei, la sneaker per noi, oppure, nella versione sfortunata delle cose, vedevamo una scarpa in giro e poi iniziava la ricerca, descrivendo le scarpe in giro e sperando di trovarle in qualche negozio. Adesso questa difficoltà non esiste, possiamo trovare tutto quello che cerchiamo su internet, eppure, finiamo, troppo spesso, per essere attratti tutti dalle stesse sneakers lasciandoci prevaricare dell’hype.

Nell’ultimo mese abbiamo visto dei ragazzi aggrappati alla parete di un Nike lab e dubito lo stessero facendo per le scarpe. Ci piace molto lamentarci di come il “grande pubblico” ci veda, ma noi non stiamo assolutamente facendo niente per sembrare migliori, anzi andiamo a dire a Striscia la notizia che guadagnamo più di uno stipendio medio (smh), perché è molto più semplice che stare a spiegare la storia d’amore ogni volta diversa che c’è dietro ogni scarpa.

È arrivato il momento di dire quanto è bello l’odore di ogni paio nuovo, di come ogni volta che mettiamo le scarpe nuove al piede è come perdere di nuovo la verginità, dobbiamo riprendere a parlare di che cosa veramente anima questo movimento, raccontare perché una scarpa ci fa venire le farfalle allo stomaco e smettere di parlare di soldi, perché alla fine, questa, è una passione che viene da lontano, da bambini, quando il denaro non esisteva ma le scarpe belle si. 

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