RONNIE FIEG E FRANCKY B. SI UNISCONO PER KITH PARIS

Ronnie Fieg è considerato uno delle figure più influenti nell’industria del footwear e del retailing.
Apre il suo primo store, KITH, l’11 novembre 2011 a New York ed ha continuato ad aprirne fino ad arrivare ad un totale di 8 store.
Si pensava potessero bastare, e invece no!

Durante la Paris Fashion Week – ed in particolare durante la runway di Alyx – il designer e Zack Bia, noto influencer americano, sono stati avvistati in compagnia di un francese, su Instagram chiamato Francky B., che ha fatto parte del team di Sneakerness France fino a poco tempo fa.

Qual è la connessione tra Fieg e Francky? A detta di tutti si pensava che lui sia un papabile socio per l’apertura e la gestione di KITH Paris.
Proprio oggi, 26 giugno 2019, ci è arrivata la conferma tramite il profilo Instagram del francese.
Quest’ultimo ha postato un video in cui Ronnie Fieg firma un contratto e nella descrizione scrive: “Francia per favore accogli KITH come merita”.

Avete capito bene: il nono KITH store aprirà a Parigi entro Natale 2019 in pieno centro! E non sarà nemmeno piccolo!
Infatti, si dice che per questo nuovo flagship store i due abbiano deciso di occupare 5 piani di un palazzo per un totale di 1200 mq ed abbiano investito circa 5 milioni di dollari.

Insomma, a quante pare a Ronnie Fieg non bastavano le collaborazioni con Versace, New Balance o Saucony ed ha deciso di caricare sul piatto della scena del retail il suo pezzo da 90!

FINALMENTE PATTA.

Come abbiamo già scritto il 13 febbraio 2019 – anche se fondatori di altri magazine ci hanno detto che non siamo stati abbastanza chiari perché “scritto da porco” – in un articolo, durante la Paris Fashion Week si vociferava di una papabile apertura del colosso streetwear olandese in Italia, precisamente a Milano.

La conferma ufficiosa è arrivata il 13 maggio, quando Vincenzo Berlen, noto collezionista di sneakers milanese, pubblica una foto sul suo profilo Instagram della collaborazione tra Jordan e Patta scrivendo in descrizione “coming soon in your town”.


La conferma ufficiale, invece, arriva il 10 giugno, quando la notizia viene rilasciata sul profilo Instagram di Patta scrivendo in descrizione “Coming soon…” con la geolocalizzazione attiva nella città di Milano.

Ebbene sì, un passo importante per la community italiana streetwear lo segna Patta, aprendo ufficialmente al pubblico giovedì 13 giugno 2019 in Galleria Unione, 4.

Per inaugurare questo splendido inizio, oggi, mercoledì 12 giugno, Patta ha organizzato un party friends & family per l’apertura del suo nuovo flagship store, che, almeno per ora, è brandizzato e sponsorizzato Jordan.

Patta ha fatto il primo passo, chissà se finalmente anche altri colossi del mondo della moda underground, come Supreme o Kith, sbarcheranno in Italia
Rimanete aggiornati per ulteriori notizie!

UPDATE: Ecco alcune foto dello store dall’esterno durante il private party!

Le “Notes on camp” di Draftin

Puntuale come un orologio svizzero, anche quest’anno il primo lunedì di maggio ha svelato al mondo l’annuale spettacolo del MET Gala, evento che ogni anno migliaia di appassionati attendono con impazienza, come se fosse il SuperBowl dell’alta moda. L’anticipato tema di questa edizione era “Camp, notes on fashion”, ispirato al titolo del libro “Notes on Camp” di Susan Sontag.

Il MET Gala è un evento tanto popolare quanto misterioso per molti, perciò facciamo un passo per volta:

COS’E’ IL MET GALA?:

E’ un evento di beneficenza a cadenza annuale, durante il quale vengono raccolti fondi per il Metropolitan Museum of Art’s Costume Institute e rappresenta anche l’opening dell’annuale mostra dedicata alla moda. L’evento si tiene ogni anno all’interno del museo ed è organizzato – da 24 anni a questa parte – dalla editor-in-chief di Vogue US, Anna Wintour. Ogni anno viene scelto un tema sul quale gli invitati dovranno basarsi per i loro outfit e, proprio per questo, oltre le orde di appassionati, muove anche moltissime opinioni in giro per il web.

Per il MET di quest’anno abbiamo voluto dire la nostra, perciò ecco a voi le pagelle della redazione di Draftin:

LADY GAGA:

Aprire questa lista con lei è assolutamente inevitabile. Una delle prime ad arrivare sul pink carpet e l’unica a regalare un vero e proprio spettacolo ai presenti. Cambia look quattro volte prima ancora di entrare all’interno del museo, lasciando tutti a bocca aperta. I suoi look sono firmati da Brandon Maxwell che interpreta perfettamente lo spirito “esagerato” del Camp. 10 magna cum laude.

HARRY STYLES ED ALESSANDRO MICHELE:

Se la coppia composta dal cantante e dal direttore creativo di Gucci (e dell’intera serata!) interpreta il tema di quest’anno in una chiave decisamente meno appariscente di Gaga, è comunque l’effetto Gucci e tutto l’immaginario che questo nome porta con sé a convincerci anche questa volta. I tessuti morbidi e le balze imponenti che saltano immediatamente all’occhio danno ai due look un tono vittoriano e stravagante, che per noi di Draftin è un pieno 10/10.

SERENA WILLIAMS:

La scelta della tennista per il suo outfit è ricaduta su un abito di Atelier Versace, abbinato a delle scarpe che a noi sono più che familiari: la Williams ha indossato infatti un paio di Air Force 1 x Off-White Volt. Le scarpe hanno ripreso perfettamente il colore acceso del vestito arricchito da un vistoso insieme di fiori e incarnano il background sportivo di Serena, che in una situazione del genere infrange le regole dell’alta moda canonicamente intesa. Il nostro voto per lei è un bell’8/10.

FLORENCE WELCH:

Per la serata del MET, Florence Welch diventa parte della “gang” che ha scelto Gucci per interpretare il tema del Gala. Il suo abito dai colori tenui le dà un aspetto assolutamente etereo e il mantello con le spalle strutturate è un’aggiunta che sembra uscita direttamente da un libro di fiabe. Una scelta azzeccatissima che riflette perfettamente l’immaginario e l’atmosfera che la cantante crea anche con la sua musica. Anche per lei il voto è un 8/10

NAOMI CAMPBELL:

La top model ha indossato un abito Valentino Couture realizzato per lei direttamente da Pier Paolo Piccioli. Un abito che incarna perfettamente lo spirito “camp” come voleva Susan Sontag: il direttore creativo ha infatti preso alla lettera una delle affermazioni della scrittrice all’interno del suo libro, nel quale affermava che “La caratteristica del camp è lo spirito di stravaganza: camp è una donna che cammina indossando un abito fatto da tre milioni di piume”.  Lei, comunque, rimane sempre stupenda. 9/10.

CARDI B:

La rapper non è nuova alle esagerazioni sui tappeti della moda: ricorderete l’abito Mugler che Cardi aveva indossato ai Grammy. Quel vestito è ora in mostra all’interno del Metropolitan, ma per la serata del gala sceglie un imponente abito con strascico Thom Browne, che è ancora più ingombrante dell’abito giallo firmato Guo Pei che Rihanna aveva indossato nel 2015. Cardi B e la sua personalità sono la quintessenza del camp, per questo per noi il voto è un bell’ 8/10.

FRANK OCEAN:

Riguardo al look di Frank, siamo più confusi di lui durante la serata del Gala: il cantante indossava un ensemble Prada in total black. Sarà stata una scelta quella di sfidare il regolamento non rispettando il tema della serata? Sarà stata un’affermazione contro i dettami della moda e delle regole che impone? O sarà che si è direttamente dimenticato di dover andare al MET Gala? Non possiamo saperlo, per questo il nostro voto per lui e il suo look un po’ troppo anonimo si ferma ad un 5/10.

KENDALL JENNER:

Kendall ha scelto di calcare il pink carpet indossando una creazione firmata Donatella Versace. Torna il leitmotiv delle piume, arancioni e dal tono sgargiante, che abbinate alle frange applicate al vestito e ai capelli raccolti e fissati sulla fronte le danno un’aria da “flapper-girl” anni ‘20. Per noi il tema è ampiamente centrato e lei è veramente bellissima. La media dei nostri voti la portano ad un meritato 9/10.

KYLIE JENNER E TRAVIS SCOTT:

Kylie indossava un abito Versace color lavanda, con dei manicotti, uno strascico in piume (Susan Sontag sarà fiera) e una lunga parrucca che riprendeva il colore dell’abito. Lui, invece, aveva un ensemble dall’effetto “combat” firmato Dior.
Nonostante l’effetto scenico, noi della redazione non abbiamo particolarmente apprezzato l’outfit di Kylie, che si ferma ad un 7/10. Meglio per Travis, che prende un bell’8/10.

JARED LETO:

Il frontman dei 30 seconds to mars sfoggia un look total Gucci dal colore rosso acceso, completato da un accessorio che avevamo già avvistato sulle passerelle della maison nello scorso autunno/inverno: la sua testa. Il pupillo di Alessandro Michele centra il tema della serata alla perfezione e il suo “headpiece” (letteralmente) conquista il tappeto rosa e il web, diventando immediatamente virale. Per lui un 8,5/10.

KIM KARDASHIAN E KANYE WEST:

I neo-genitori (sta nascendo il quarto West mentre scriviamo questo articolo!) hanno scelto due look diametralmente diversi per il gala: mentre Kim ha scelto un vestito Mugler, super aderente e trompe l’oeil con un effetto bagnato, Kanye ha indossato una giacca Dickies da 43$. Anche lui colpito da amnesia pre-MET? Per lui il voto è 7/10… sempre meglio di Kim, che dopo un attento calcolo, si ferma ad una media di 6/10.

LES (ART)ISTS – PARIGI

Les (Art)ists è un brand indipendente, con una storia molto particolare e, ad oggi, è un brand affermato, venduto da molti negozi, come “La Rinascente”.

Nasce nel 2012 a Parigi da un’idea “scherzosa” di un gruppo di ragazzi che hanno scelto di unire il classico mood dello sportswear americano, riprendendo l’idea delle magliette oversize da quelle di Football Americano, con un taste tipicamente francese.

Ma cosa li ha resi un’icona dello streetwear che ha portato a diverse collaborazioni anche con marchi importanti e datati come K-way?

Collab Les (Art)ists x K-Way – Jackets – 2016

L’idea che c’è dietro al nome stesso del brand: al posto dei nomi dei giocatori di football con i corrispettivi numeri sul retro della maglietta, questo gruppo di ragazzi ha sostituito i nomi di vari stilisti del mondo della moda con l’anno di nascita, come se fossero tutti componenti di una singola squadra. 

L’idea è geniale, stampata su un tessuto 100% cotone “Made in Tunisia”, fresco e leggero al tatto:  la genialità sta nel fatto di poter dare l’idea a un possibile compratore che non si può permettere outfit di altissimo livello dei grandi stilisti, come quelli che vengono stampati, di indossare qualcosa di effettivamente firmato e griffato. 

Oltre a questo, con la moda streetwear che ormai ha preso il sopravvento, permette anche dei perfetti matching per i più interessati a questa cultura.

Se inizialmente l’idea era quella di usare nomi di grandi stilisti, questa si è spostata anche ad altri tipi di stampe e campi artistici, racchiudendo arte, musica e moda sotto lo stesso nome: “Les (Art)ists”. Rimangono iconiche le magliette della “Hip-Hop Capsule Collection”, con la stampa, per la prima stagione, ad esempio, di Tupac , stampata sulla maglietta rigorosamente nera, prendendo la sua foto più famosa e rappresentativa. Per la seconda stagione, invece, il rimando principale alla cultura hip-hop è dato dalla maglietta con la stampa di Snoop Dogg e Biggie.

Biggie Tee – 2019
Tupac Tee – 2018
Snoop Dogg Tee – 2019

L’ultima collezione presentata dal brand per la SS19 è intitolata “One Love”, ispirata al re del reggae, quale Bob Marley, proprio per sottolineare questo parallelismo tra musica e moda che sta dominando le ultime stagioni del brand. 

Bob Marley Tee – 2018 (per annunciare la SS19)

Questa associazione è dovuta soprattutto all’altra passione della leggenda del reggae, cioè il calcio, condivisa dai fondatori del marchio parigino. I colori usati per questa collezione sono, naturalmente, il verde, il giallo e il rosso, accostati ai colori più austeri del brand, cioè grigio e nero.

La collezione offre un guardaroba totale: dalle giacche alle t-shirt, oltre a una vasta gamma di pantaloni in vari tessuti, dalla flanella al pantalone di lana, oltre a dei cargo militari.

Il pezzo forte di questa ultima collezione è la Tracksuit “total look”, con un look abbastanza “strong”, che cerca di far sentire, a chi la compra, parte e supporter del team “virtuale” del brand: i colori sono molto accesi e richiamano sicuramente tonalità estive, quali verde, giallo e rosso.

Quando il brand fu fondato ebbe subito gran successo, tant’è che due t-shirts furono realizzate esclusivamente per Colette Paris ed esposte nello stesso negozio, in colorazioni austere, quali bianco e nero, una per chi “gioca in casa” e una per chi “gioca fuori casa”.

Les (Art)ists x Colette “97” Football Jersey T-Shirt (white)

Il brand ha ricevuto grande supporto anche da media del calibro di “Highsnobiety”, “Hypebeast”, “Complex”, “Glamour Magazine” e altri.

Ad oggi è stata realizzata un’altra collaborazione abbastanza importante per il brand, quella con il marchio di Chiara Ferragni, venduta esclusivamente sul sito della blogger.

26 Aprile il “Rinascimento” di LAÏOUNG

Domani 26 Aprile uscirà il nuovo album di Giuseppe Bockarie Consoli, artista noto come Laïoung, album intitolato “RINASCIMENTO” su etichetta Polydor/Universal Music  che noi di Draftin Mag  abbiamo ascoltato in anteprima. L’album e’ un turbine di stili musicali anche se Laioung non è nuovo a queste performance; in passato infatti lo abbiamo visto riproporre dei brani di altri artisti noti in versione unplugged come  “EVERYBODY KNOWS” di John Legend per RedBull cliccate sul titolo se volete godervi la sua interpretazione ed anche il brano “SEI NELL’ARIA” di Biagio Antonacci accompagnandolo per tutte le date del suo tour per le città Italiane. 

Ma parliamo del primo singolo di questo album “PROTEGGIMI”

Il brano è un viaggio introspettivo dell’artista su quello che è oggi uno dei veri problemi delle famiglie, ma soprattutto delle vere vittime delle famiglie spezzate, i figli. Laïoung viaggia idealmente nel passato rivivendo con l’animo adulto il dramma del divorzio dei suoi genitori. Un messaggio forte del cantautore che ancora viene identificato ancora come Trapper, ma che sicuramente invia con la sua musica un messaggio nettamente diverso dai suoi colleghi… La vera sorpresa è quando abbiamo saputo che il clarinetto jazz presente nel brano, è suonato dal padre di Laïoung, Angelo Consoli e registrato nella citta di Ostuni, citta natale della famiglia Consoli dove nasce un altro artista, lirico, Giuseppe Consoli, omonimo e nonno di Laioung. Ecco perche credo che il Termine Trapper appartenga al passato dell’artista, anche se nell’album sono presenti ancora brani Trapsoul, “Rinascimento” è un album pieno di brani interessanti, ognuno con una personalità diversa. Naturalmente non possiamo spoilerare, ma “Rinascimento” è veramente piacevole, si ascolta.

Per Draftin i brani piu belli dell’album sono:Com’e Bro, Territorio, 6km per marte e Dentro Un Sogno, 

Ma naturalmente parliamo di un album che contiene 10 hit, come il singolo Proteggimi

 

 


Federico Baroni – La musica di strada che incontra lo streetwear

Federico Baroni, classe ’93, è cantautore e busker nato a Cesena e cresciuto a Rimini. A 18 anni si trasferisce a Roma per continuare gli studi e a 21 comincia a scrivere i suoi primi inediti e a suonare in strada. Nel 2015 intraprende un Summer Tour da busker per le strade di tutta Italia, accompagnato da due videomaker che documentano l’esperienza, i cui video si possono trovare su YouTube.

Nel 2016 viene notato dai giudici di “X-Factor”, che lo portano ai Boot Camp. Nel 2017, dopo aver lasciato un demo a Maria De Filippi, viene scelto ed entra ad “Amici”. Dopo l’esperienza televisiva inizia subito a suonare su importanti palchi per grandi brand (Bulgari) ed eventi (Grand Prix Formula E su Italia 1). A gennaio 2018 pubblica con Artist First il suo primo singolo, “Spiegami”.

Venerdì 5 aprile è uscito il suo primo disco ufficiale e ad oggi è 22esimo nelle classifiche italiane tra i dischi più venduti.

Noi di DrafitnMag abbiamo deciso di intervistarlo, ponendogli alcune domande che vanno dalla musica alla moda, proprio per capire questo suo rapporto con la moda, che sappiamo andare a braccetto con la musica, dalla trap all’indie, soprattutto con lo streertwear, di cui Federico è un appassionato, come ci ha detto, da molti anni, vestendo anche diversi brand non facilmente reperibili quando ha cominciato con questa passione.

Da dove comincia tutto, la tua passione per la musica e, quindi, l’idea di cominciare dalla strada?

F: “E’ cominciato tutto quando mi sono trasferito a Roma e ho iniziato il percorso universitario alla LUISS, tant’è che l’idea iniziale era quella di studiare… ahahah. Poi mi sono avvicinato alla musica relativamente tardi, a 20 anni, e ho iniziato a fare lezioni di canto quasi per gioco con la mia insegnante, Marta, la quale mi ha instradato nel mondo della musica, invitandomi a suonare uno strumento. 

Ho deciso, quindi, di scegliere la chitarra e da lì ho scritto i miei primi pezzi, da cui è partita questa passione smisurata che mi ha portato a scegliere di voler fare solo musica, solamente dopo aver studiato. Ho una laurea triennale e un Master of Music alla LUISS.

Quindi, una volta avuto un piano B al sicuro, mi sono concentrato soltanto sulla musica. Diciamo che in questo modo, quasi per caso, è cominciata questa mia passione.

Per quanto riguarda l’idea di cominciare dalla strada, partire come artista di strada, è stata frutto di un viaggio all’estero di 2 mesi a Liverpool in cui provai per la prima volta a suonare per strada. Da lì mi sono appassionato e mi sono detto di volerlo fare una volta tornato a Roma. Da lì, settimane dopo settimane, primo Summer Tour, lo Street Tour a Londra e tutto quello che è venuto insomma…”

A: “Quindi hai fatto “tutto da solo”, senza che ci fosse qualcuno dietro, è stata una tua idea e basta?”

F: “Sì, sì, tutto da solo. Sia la gestione dei social, sia il fatto di scegliere in che città e in quale strada suonare: ero un pò il manager di me stesso. Il Summer Tour fu quasi tutto autofinanziato: è partito tutto postando i video su YouTube e grazie alla visibilità che stava crescendo ho firmato il mio contratto discografico con Artist First e a costruire  step by step un progetto, secondo me, molto solido sul quale loro mi stanno seguendo non solo come artista, ma anche come persona, cosa molto importante per me”.

Credit: Mattia Greghi

Ho visto il tuo Summer Tour su YouTube e ti volevo chiedere cosa ti avesse dato e cosa ti è rimasto, cosa ti sei sentito. 21 date consecutive insomma…

F: “L’esperienza del Summer Tour è stata incredibile, è stata davvero una mazzata: un mese, abbiamo vissuto in 3 in un camper, con i videomaker che dopo tre giorni volevano lasciare e tornare a casa, assurdo vero?!

A parte tutto, questo è un tipo di esperienza che sicuramente ti forma, sia come artista, sia, e soprattutto, come persona, e ripensandoci 3/4 anni dopo dici tra te e te: “cosa abbiamo fatto?!”… Sono quelle esperienze che fai all’inizio, quando non ti importa di dormire 3/4 ore a notte e pensi solo a quello. Fu davvero una bellissima esperienza e da lì ho capito che comunque suonare per strada era la cosa che mi dava maggiore soddisfazione sicuramente”.

Adesso ci spostiamo sull’abbigliamento. Ho visto dalle tue storie e dai tuoi post che il tuo è un modo abbastanza ricercato di vestirsi. Ricercato nel senso che cerchi quei brand, o per lo più alcuni pezzi di brand, anche conosciuti, che però altri non hanno e che rispecchiano molto la tua personalità. 

Questo tuo modo di vestirti è legato al fatto di essere un artista di strada “moderno” o è solo legato a un tuo precedente background streetwear?

F: “Guarda, in realtà chi suona per strada non tende molto a vedere come si veste, anche perché veramente pochi hanno “la fortuna” di farlo come me, molti lo fanno per sopravvivenza e campano con i soldi che riescono a fare durante la giornata. 

Il fatto dell’abbigliamento streetwear riguarda più una passione personale, da quando stavo a Rimini, sono tanti anni ormai. Il fatto di suonare per strada ha influenzato, sicuramente, il modo di vestirmi, quasi anche da skater o, comunque, legato al mondo underground. A me, per dirti, piace molto vestirmi sia con un pantalone Baggie, un pò largone, sia con un jeans skinny e una t-shirt bianca, insomma, sempre legato a quel mondo “streetwear”  e “urban”. 

Mi piace molto anche andare a cercare qualcosa di particolare, magari anche di brand conosciuti come possono essere Carhartt o Vans. Al momento, come ti dicevo, mi vesto principalmente con Ripndip, Jordan e Kappa perché riflettono molto lo stile skate, street, graffiti, quello stile che sto cercando di portare anche nella musica: diciamo quel genere che può essere definito “Graffiti Pop”, di cui c’è anche una playlist su Spotify.

Se ti posso dire, non è stata mai una cosa costruita, è stato sempre il mio modo di vivere “la moda”, se mi concedi questo termine: mi metto, per dirti una cazzata, il calzettone del Principe di Belair non per farmi vedere ed essere appariscente, ma mi metto colorato perché rispecchia il mio modo di essere e di vivere. E’ un interesse che ho sempre avuto”.

A: “Non è quindi una cosa legata alla musica, come fanno molti altri tuoi colleghi?”

F: “No no… certo, poi ora sappiamo benissimo quanto sia importante l’abbigliamento e l’immagine che mostriamo, soprattutto attraverso i social, ma diciamo che la mia è una cosa che è venuta molto così, molto naturale. Sono molto contento che tu, che lavori in questo ambito, abbia apprezzato il mio modo di vestirmi, grazie mille!”

Proprio rispetto a questo, hai uno stilylist dietro che decide per te il modo di vestirti agli instore e ai live, oppure fai tutto da solo? Come funziona?

F: “In realtà faccio tutto io… ahahaha. Kappa questo periodo mi sta mandando dei vestiti, non sono però sponsor. Essendo il mio stile, alla fine decido tutto io, nonostante ci sia Giada dietro che mi fornisce materiale come, appunto, Kappa.

Nei videoclip anche decido il vestiario di ognuno, da quello che devo indossare a quello che verrà indossato dai ballerini, come nel caso del video di “Non Pensarci”. Ultimamente mi focalizzo molto anche sulle magliette di Hockey e Football Americano, molto oversize, anche, e soprattutto, nei negozi vintage. Quando viaggio, tendo sempre a cercare dei negozi particolari che abbiano un particolare tipo di vestiario, non solo vintage.”

Conosci altri cantanti, anche di tua stretta conoscenza, o Youtuber di Milano e non solo che si vestono in questo modo, con i quali vi scambiate consigli o vi date delle dritte? Che seguano, in un certo senso, anche il tuo sound e il tuo tipo di musica.

F: “Come ti dicevo, in realtà il mio modo di vestirmi è stato influenzato molto dalla mia città natale, Rimini, perché c’è veramente tanta ricerca, al contrario di quanti possano pensare: se si pensa alla moda e alla ricerca del vestiario si pensa subito a Milano, come tutti ben sanno… A Rimini, appunto, ci sono veramente tanti negozi in cui è facile trovare, nonostante la grandezza della città,   un tipo di abbigliamento ricercato, che fanno indumenti/abiti sartoriali, derivante anche da materie prime riciclate, in un certo senso “uniche nel loro genere.Lo stile di Rimini è molto vicino al mio modo di vestire.

Diciamo che di quelli che conosco che sono vicini a me nel modo di vestire e di cantare ti posso citare Damso, francese, e Frah Quintale, piuttosto che i vari cantanti Trap. Rispetto a loro io tendo a tenere un vestiario diverso, sempre legato allo streetwear, ma non con quel tipo di brand: sono di fascia molto elevata e tendono quasi ad allontanarsi da quello che era la cultura streetwear come magari noi skater o altri l’abbiamo sempre interpretata. Per ciò che mi concerne, io voglio rimanere su brand di buona qualità che anche a livello di budget siano più vicini a me e a chi mi ascolta, soprattutto per il fatto di essere ancora legato a quella cultura di strada che cerco di esprimere anche nelle mie canzoni: proprio perché per me lo streetwear deve essere alla portata di tutti.”

Ringrazio Federico Baroni per avermi dato l’opportunità di intervistarlo e avermi dato la possibilità di conoscerlo meglio.

Spero che questa intervista vi abbia interessato. E’ la prima di una lunga serie e, sono sicuro, ne vedrete delle belle.

Firmato: Andrea Baiocco

Virgil Abloh ne tira fuori un’altra

Sembra che Virgil Abloh non abbia finito con le sue creazioni con Nike. Inizialmente beccato in giro con un prototipo durante la sfilata Primavera / Estate 2019 di Off-White ™ femminile,le nuove sneakers mostrate in foto in fondo all’articolo sembrano essere un modello completamente nuovo, anche se la linguetta è abbastanza simile al modello della recente Nike Air Presto.Come mostrato, il design presenta una base nera, Swooshes riflettenti, allacciatura con marchio, zip tie verde ed il tradizionale marchio di posizione sul lato. Forse la cosa clamorosa è la suola in gomma rosa con una suola grippante esagerata.
La collezione donna SS19 ha alcuni pezzi ispirati a modelli da competizione, quindi questa potrebbe essere una scarpa dedicata agli spinters con dettagli proprio diretti allo stile di vita degli atleti.Non si sa ancora una data di rilascio o altre informazioni, ma puoi dare un’occhiata a come Virgil Abloh ha indossato questa sneaker durante Coachella in basso.

“TUTTE LE SCARPE PORTANO A KANYE”

Piaccia o no, Kanye West è ancora l’uomo più influente nel mondo della musica hip-hop, nella moda e nelle sneakers. Dal suo debutto con l’album College Dropout dove portava solo ed esclusivamente sneakers del brand NIKE come le Jordan da dove prese ispirazione per creare le prime YEEZY dove incuriosiva il ferma lacci alla flusso catalizzatore di “RITORNO AL FUTURO” film di successo mondiale che ha dato il via anche al MITO della “AIRMAG” al suo accordo milionario con adidas,dove il marchio Yeezy ha generato un totale look cosa che NIKE non gli ha mai permesso di fare dove YEEZUS ha disegnato tutto con l’aiuto del suo caro amico VIRGIL ABLOH ed ha anche indossato tutto.
Quindi, cosa ha indossato od almeno quante ne ha indossate?
È qui che siamo entrati. Scavando tra gli archivi di Celebrity Sneaker Stalker e di alcuni dei nostri siti preferiti, abbiamo raccolto il meglio delle nostre capacità su quasi tutte le scarpe che Mr. West ha indossato. Guarda tu stesso nella Galleria qui sotto. Manca uno dei tuoi preferiti? Raggiungici su social o nella sezione commenti e lo aggiungeremo.

PUMA Alteration PN-1

From nature to nature

PUMA e Jannik Davidsen, fondatore di Han Kjøbenhavn, hanno presentato la nuova linea di scarpe Alteration a Parigi, in una parata di ispirazione post-apocalittica illustrata dal modello Alteration PN-1.

Foto futuristiche e di concetto per una collezione di H.K. sempre all’avanguardia

Queste Alterazioni PUMA PN-1 sono progettate in alto con un’espressione e una struttura semplicistica, la suola è una visione futuristica con ondulati e voluminosi. Queste scarpe sono ora disponibili nei colori Celery-Limelight e High Rise-Grey Violet su PUMA.com.

Consigliamo vivamente di non farvi scappare nemmeno un capo.

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